Pubblico con piacere un interessante articolo che l'amico Gaetano Barbella,studioso eclettico ed originale, ha voluto gentilmente concedere a questo blog. Leggetelo con attenzione please! 
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TELESCOPI NATURALI NELLO SPAZIO SIDEREO: LE LENTI GRAVITAZIONALI
di Gaetano Barbella

L'effetto di lente gravitazionale si genera quando la luce
di un oggetto distante entra in interazione con un forte
campo gravitazionale posto tra l'osservatore e l'oggetto
stesso. Il risultato è un'immagine sdoppiata e schiacciata
Colgo dal post di Scientificando dell'8 ottobre 2007, «Astronomix: alla scoperta del cielo!» questa frase: «...Parlando di stelle, secondo voi… che cosa si cela dietro di esse? Chissà quanti segreti e quanti misteri ci sarebbero da svelare!!! Purtroppo neanche con gli strumenti tecnologicamente più avanzati riusciremmo a scoprire tutta la verità dell’universo...».
Eppure si trascura che è lo stesso universo a provvedere a tanto nello spazio sidereo, ed oplà, lo strumento che si cerca – ritenendo impossibile una simile cosa – invece è qua, è là, è lì, alzando gli occhi con i telescopi terrestri! Non ci si crede?
Ma come è possibile una cosa come questa?
Dimenticate la provvidenza di Dio, direbbero di volata i mistici, approfittando dell'occasione. E direbbero ancora che quello che non è possibile agli uomini, lo è invece a Dio attraverso il suo creato interstellare.
Ma non vi voglio far stare sulle spine per una cosa assolutamente naturale, nota attraverso il web ed i media della carta stampata.
Si tratta di “lenti gravitazionali” – così sono state chiamate dagli astrofisici – il cui effetto si genera quando la luce di un oggetto distante entra in interazione con un forte campo gravitazionale posto tra l'osservatore e l'oggetto stesso. Il risultato è un'immagine sdoppiata e schiacciata. Questo in sintesi e la figura sopra chiarisce ogni cosa.
A tal proposito – per approfondire l'argomento – riporto di seguito un articolo del Giornale di Brescia del 17.02.2004 dal titolo «Scoperta la galassia più distante». Ma sul web, come anzidetto, si possono sapere moltissime cose sulle "lenti gravitazionali".
Ma ecco l'articolo annunciato:

WASHINGTON - Una squadra di astrofisici ha rivelato di avere individuato una piccola galassia che è l'oggetto conosciuto più lontano dalla Terra: dista circa 13 miliardi di anni luce dal nostro pianeta, il che vuol dire che la luce che ci perviene è stata emessa quando l'universo era nato da poco, cioè da circa 750 Milioni di anni, secondo quanto racconta l'astronomo Richard Ellis del California Institute of Technology.
La squadra di astrofisici ha scoperto la lontana galassia grazie a due potenti telescopi, uno nello spazio, lo Hubble, e l'altro alle Hawaii, il Keck. Gli astrofisici auspicano che l'ennesima dimostrazione dell'utilità di Hubble contribuisca a indurre la Nasa a rivedere la condanna a morte del telescopio spaziale recentemente decretata.

Immagine Abell 2218 della costellazione del Draco osservata il 17
febbraio 2004
L'osservazione della galassia, piccola e lontanissima, è stata resa possibile da un effetto naturale di amplificazione della luce provocato da un ammasso di galassie chiamato Abell 2218 (vedasi la figura sopra), che devia e moltiplica l'intensità della luce emessa dalla galassia lontanissima.
I risultati della ricerca dell'équipe internazionale sono stati resi pubblici durante l'annuale riunione dell'American Association, per il progresso della scienza, che si sta svolgendo a Seattle.
«A un certo punto le galassie si sono accese, ma non sappiamo né quando né come. Se questa ricerca sarà confermata, la galassia potrebbe essere l'oggetto più lontano e antico finora noto», ha commentato il direttore dei progetti nazionali dell'Istituto Itallano di Astrofisica (Inaf), Giampaolo Vettolam.
Quella che sembra essere la galassia più lontana finora nota si trova a 13 miliardi di anni luce dalla Terra e la sua formazione risale a 750 milioni di anni dopo il Big Bang, quando l'universo aveva appena il 5% della sua età. Secondo gli studiosi si tratterebbe di una delle prime luci che si sono accese nell'universo al termine di un lungo periodo di buio.
Riuscire a vederla è stato possibile sfruttando come una lente gravitazionale la costellazione di galassie chiamata Abell 2218, secondo un fenomeno previsto dalla teoria della relatività di Einstein.
Vale a dire che quando un oggetto così grande viene attraversato dalla luce di oggetti distanti, la amplifica di almeno 50 volte e la rende più brillante, ottenendo un effetto quale quello di una lente di ingrandimento.
Se poi gli oggetti sono molto lontani, la lente gravitazionale li sdoppia in due immagini identiche, come ha descritto il coordinatore della ricerca, Jean-Paul Kneib: «Mentre eravamo in cerca di galassie lontane rese visibili dalla Abell 2218, abbiamo visto un paio di immagini molto simili le cui caratteristiche indicano un oggetto molto lontano». Era un chiaro segno che Abell 2218 stava riflettendo la luce emessa da un oggetto che si trovava molto lontano, alle sue spalle.
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Ringraziamo Gaetano per il bel contributo e lo aspettiamo ancora su questo blog!