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Pubblicato 16/03/2008 alle 11:36 da nereide1

Cari ragazzi, amici e lettori,

ricordate gli interessanti contributi del nostro amico Gaetano sulla questione dell'intelligenza matematica, che tanto successo hanno riscosso tra voi?

Ebbene, l'articolo che segue, sempre dello stesso autore (che ringrazio per l'ennesima volta), percorre quella stessa via. Vi invito quindi a leggerlo con attenzione perché merita veramente!

...ragazzi aspetto i vostri commenti, come al solito!

__________________

PREMESSA

Nel blog Matem@ticaMente (consulta i link alla fine di questo articolo) si è acceso non molto tempo fa un coinvolgente convivio scaturito da argomenti che ho tratto dal libro “Intelligenza matematica” di Brian Butterworth. Indubbiamente, il merito va al tema dell'argomento trattato e questo incoraggia a continuare su questa strada per il produttivo approccio, specie con i giovani cui è dedicato questo blog.

Mi è sorta così l'idea di ampliare l'argomento emergente dal suddetto libro sotto il profilo della scienza, onde ravvisarvi la reale possibilità. Parto perciò da alcune cose sostanziali esposte nel blog Matem@ticaMente per bocca di Brian Butterworth, l'autore del testo in questione.

"Tutto ha inizio – afferma questo insigne scienziato – dalla consapevolezza che ogni essere umano nasce col senso dei numeri grazie al cosiddetto gene della matematica". E poi rileva che l'abilità matematica nei bambini dipende dal normale sviluppo dei “moduli numerici”, posseduti alla nascita. Di qui, tutta una serie di chiarimenti prodotti dal prof. Butterworth che sono stati riepilogati nel post del suddetto blog Matem@ticaMente.

Del gene della matematica se ne è occupato compiutamente un altro luminare, il prof. Devlin Keith  docente di Matematica al Saint Mary's College di Stanford – California, autore appunto del libro “Il gene della matematica”. E qui sorge l'interesse scientifico per capire, per esempio, che cosa differenzia un matematico da una persona che si considera assolutamente incapace di sviluppare una qualsiasi argomentazione matematica? Attitudine? Predisposizione? O addirittura genetica?

Si osserva che senso del numero e ragionamento matematico, spesso confusi, appartengono a piani sostanzialmente differenti. Il primo è comune a vari animali (oltre all’uomo): numerosi esperimenti mostrano che scimpanzé, ratti, leoni e colombi, per esempio, posseggono la capacità di confrontare il numero di oggetti di insiemi diversi; il che comporta un evidente vantaggio ai fini della sopravvivenza.

La possibilità di argomentare matematicamente è invece una prerogativa esclusivamente umana e, a parere di Devlin Keith, essa ha origine dalla stessa facoltà cerebrale che ci consente di usare il linguaggio, ossia la capacità simbolica.

La conquista dell’astrazione, fondamentale per comprendere il mondo, organizzarsi e dunque per la stessa sopravvivenza dell’uomo sulla Terra, fu il passaggio cruciale che permise al discendente di Homo erectus di sviluppare sia il linguaggio sia il ragionamento matematico. Pertanto, non solo il gene della matematica non esiste (il titolo ha valore chiaramente provocatorio!), ma la Matematica ci appartiene; è una delle nostre usuali facoltà mentali così come lo è la capacità di esprimerci attraverso il linguaggio. [1]

Se queste argomentazioni ci giungono da parte di ricercatori tutti occupati dal risvolto strettamente connesso alla scienza matematica, è interessante completare, in questa sede didattica scolare di scienze, anche il risvolto che riguarda la ricerca della scienza biogenetica, poiché è stato continuamente tirato in ballo il gene della matematica fra i diversi altri geni.

I geni architetti, geni preistorici

boncinelliÈ interessante il percorso della ricerca scientifica biogenetica – la biologia molecolare in particolare – seguito da un noto ricercato, il prof. Edoardo Boncinelli. Tempo addietro, nel 1998 ha espresso, com'è suo solito in modo davvero pittoresco, le sue concezioni in biogenetica riportate dalla rivista mensile Newton di ottobre. Sintetizzo di seguito l'articolo a riguardo pubblicato su questo periodico.

Secondo Boncinelli, la testa dell’uomo, come di qualsiasi vivente, nel cominciare a prefigurarsi alla vita terrena, segue un certo itinerario genetico, in netto anticipo sul resto, pur esso in formazione secondo gli schemi cromosomici.

«I geni che formano la testa cominciano a funzionare quando ancora l’embrione “non sa” dove avrà la testa e dove i piedi. In questa fase, la porzione dell‘embrione che diventerà la testa è smisuratamente grande rispetto al resto, come se la natura si sia voluta concentrare sulla parte più nobile di un individuo, lasciando perdere temporaneamente il resto».

I suddetti geni architetti – prosegue il prof. Boncinelli – «probabilmente rappresentano la nostra parte più antica rimasta sostanzialmente inalterata da quando comparvero sulla terra i primi animali dotati di testa, cioè subito dopo le meduse nella scala evolutiva».  Di qui si rivela il lato giocoso e polarizzante di Boncinelli con una conclusione a modo suo congeniale. Egli dice che «la bellezza di questa ricerca è proprio nell‘aver mostrato che il progetto fondamentale del corpo umano è stato deciso centinaia di milioni di anni fa e che tutti gli animali oggi esistenti, uomo compreso, non rappresentano che delle variazioni al tema».
«Un bambino inizia a svilupparsi con l’attivazione di questi geni “preistorici”, quindi, è come se in pochi giorni ripercorresse l’intera storia evolutiva».

In particolare, Boncinelli ed il suo gruppo di ricercatori del Dipartimento di biotecnologie dell’Istituto San Raffaele di Milano, avevano fatto progredire le ricerche sui geni architetti del cervello, scoprendone un altro, chiamato EMX-2.
Il ruolo di EMX-2 nella progettazione e costruzione della corteccia cerebrale venne chiarito dallo stesso gruppo nel 2000 e allora si parlò di EMX-2 come del “gene che regola il pensiero”. Anche adesso l’entusiasmo è grande.

Per Michèle Studer, il processo di suddivisione cerebrale controllato dal gene COUP-TFI potrebbe costituire la base neurologica della famosa “teoria delle intelligenze multiple”, elaborata 25 anni fa da Howard Gardner, professore di psicologia dell’età evolutiva all’Università di Harvard, a partire da osservazioni sullo sviluppo delle capacità cognitive nei bambini. La teoria di Gardner scardinò il tradizionale concetto di intelligenza, intesa come capacità generale, misurabile con il QI, sostenendo che l’intelligenza risulta dalla combinazione di alcune abilità mentali più o meno sviluppate, o meglio, esistono diversi tipi di intelligenza, sette o anche otto o forse più. In realtà la teoria psicologica di Gardner ha rivoluzionato anche il modo di vedere il sistema cervello-mente: non un elaboratore centrale, ma l’insieme di sistemi di elaborazione fondamentali e distinti. La ricerca dei geni - probabilmente più di due, forse una decina - responsabili di questa straordinaria architettura è aperta.
Per chi volesse approfondire la cognizione sulla ricerca del prof. Boncinelli, rimando ad un pdf presente sul sito dell'università di Udine (consulta il link alla fine del post).


Geni architetti “dilettanti”- L'opinione di un dilettante

Nello studio della matematica, c’è opinione degli stessi accademici che, per prima cosa, molte creazioni matematiche sono storicamente state fatte da cosiddetti “dilettanti” (che è poi solo un modo di dire: a volte la loro cultura è tutt’oggi invidiabile da parte di tanti “accademici”). Per seconda cosa, quel che conta nella ricerca matematica è spesso lo spirito creativo, l’idea geniale, la curiosità, doti che non sempre richiedono una grande cultura matematica.

Ma le creazioni riguardano anche innumerevoli altre discipline della scienza e perciò anche in tutti questi ambiti si annoverano altrettante creazioni attribuite ai “dilettanti” in questione.
Ne abbiamo una prova proprio nel contesto di questo scritto, con il prof. Boncinelli, fisico di formazione, ma biologo molecolare di mestiere, oggi anche filosofo.
Chi abbiamo di fronte? Per certi versi, senza per questo sminuire il suo indubbio prestigio accademico, potremo accettare l'idea che la sua carriera di ricercatore insigne è cominciata in modo “dilettantististico partendo, però, da una posizione di tutto riguardo, la laurea in fisica.

Boncinelli ha dunque cominciato a “nascere” come studioso “autodidatta”  delle scienze della vita, ed è diventato poi pioniere delle discipline scientifiche che attualmente hanno raggiunto i massimi livelli di specializzazione. Discipline che alla fine degli anni ’60 cominciavano a muovere i loro primi passi.

Ma, per certi altri versi, è così anche per il prof. Butterwort, professore di neuropsicologia cognitiva, col suo libro “Intelligenza matematica”, per esempio. Ha affrontato un considerevole lavoro addentrandosi nel mondo dei numeri, eppure egli sin dall'inizio della stesura del suddetto libro ci tiene a dire: «Io non sono un matematico. In effetti, non sono particolarmente bravo né in matematica né a far calcoli.»

Un altro esempio, che sembra avere le connotazioni risalenti a geni del genere “dilettante”, è il caso di Hunting del film «Will Hunting, genio ribelle», del quale ne parlo nel post «Competenti e incompetenti con i numeri» di Matem@ticaMente.

Egli è un giovanotto che lavora come inserviente al MIT, la più prestigiosa Università scientifìca del mondo. Si tratta però di un film, ma la sua trama è interessantissima, non solo sotto il profilo umano, ma anche per il lato scientifico che con questo scritto si sta affrontanto, senza alcuna pretesa accademica naturalmente. È una mia semplice opinione di meno che dilettante in materia.
E così, seguendo la trama del film in discussione, si viene scoprire che Will Hunting risulta essere un prodigio in matematica alla stregua di Ramanuhjan, il più grande di tutti.
Il professore che poi si occupa con amore di lui, pur essendo insignito di una medaglia Fields – una specie di premio Nobel per la matematica, solo che viene assegnata ogni quattro anni – ne è affascinato. «Non sono niente in confronto a questo ragazzo», ammette.

Gaetano Barbella

- Scarica il pdf sulla ricerca del prof. Boncinelli: "L'origine della forma vivente"

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Commenti
#1   16 Marzo 2008 - 12:24
 
Sì, teoria molto interessante e suggestiva! Conoscevo già la teoria delle intelligenze multiple di Gardner, ma ero all'oscuro della ricerca di Boncinelli.

Vediamo se ho compreso bene. Secondo Butterworth e Devlin Keith, il gne della matematica non esisterebbe, essendo il pensiero matematico una caratteristica peculiare della mente umana al pari del linguaggio simbolico. Le difficoltà in matematica, su base espressamente biologica, sarebbero da ricercarsi nel difiettoso sviluppo dei moduli numerici.

Secondo Boncinelli, esisterebbero i geni architetti del cervello che fanno capo allo sviluppo generale dell'intelligenza, o delle intelligenze secondo Gardner. Non ho ben capito la relazione trale due teorie...

L'articolo è veramente interessante. Grazie Gaetano e a cora di più grazie se potessi fare luce sul quesito che ho posto.

Ruben
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#2   16 Marzo 2008 - 12:52
 
errata corrige: gene e non gne; difettoso e non difiettoso; tra le e non trale; ancora e non a cora.

Scusate...la fretta!
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#3   16 Marzo 2008 - 17:28
 
Caro Ruben, mi gratifica molto l'attenzione che riponi costantemente nei miei scritti. Ti ringrazio per la stima che riponi in me, un dilettante sempre preoccupato di essere preso in castagna. Non è facile!
In quanto alle perplessità sulla concezione gardneriana delle "intelligenze multiple", che non sembrano legare con i geni di Boncinelli, occorre dire che da 25 anni ad oggi, ossia da quando è stata immaginata l'intelligenza da Gardner nei sui sette tipi ma senza correlazioni di base, altri come Boncinelli, appunto, si sono dati da fare per risalire ai geni capaci di costituirne le basi. Cosa che ha supposto Michele Studer di cui accenno nello scritto a commento. Insomma, come già detto, la ricerca dei geni - probabilmente più di due, forse una decina - responsabili di questa straordinaria architettura è aperta.
Ciao,
Gaetano
utente anonimo

#4   16 Marzo 2008 - 18:59
 
Ciao prof!11 Sono Arianna. Devo dire che questa premessa sui geni architetti del cervello e molto interessante perchè soprattutto è la continuazione del post
" intelligenza matematica" di Brian Butterworth che mi ha attirato molto, ma anche perchè i geni sono un argomento interessante per me, che non li ho ancora studiati.
Un saluto alla professoressa.
A domani Prof, Arianna.
utente anonimo

#5   16 Marzo 2008 - 19:04
 
Mi sono accorta di non aver corretto nel commento un 11 che erano, in realtà, due !! e quindi mi scuso!!
Arianna.
utente anonimo

#6   17 Marzo 2008 - 15:49
 
Ciao, Prof. Ciao, Gaetano. Un altro articolo interessante anche se difficile per me.
Se ho capito bene, l'intelligenza non è di un solo tipo e i geni architetti sarebbero responsabili dei diversi tipi.
La capacità matematica è legata al corretto sviluppo dei moduli numerici e tutti abbiamo capacità matematiche perché la matematica appartiene all'uomo come pure il linguaggio.
Però ci sono persone più portate in matematica di altri. I geni architetti sarebbero i responsbili di questa diversa predisposizione?
utente anonimo

#7   17 Marzo 2008 - 15:50
 
Scusate ho dimenticato di firmare il commento precedente. Sono Marco il fan. Vi ricordate di me?
utente anonimo

#8   17 Marzo 2008 - 16:42
 
Ciao, Prof. carissima:). Sono Ilaria, sua ex-alunna, adesso in terza liceo!
In pratica, questo articolo dà ragione a lei! Ricordo ancora come fosse ieri, quando diceva: "La matematica è alla portata di tutti, perché appartiene agli uomini... se non ci sono ostacoli di natura patologica, come deficit intellettivi, dovuti a qualche patologia. Datevi da fare allora che c'è speranza per tutti!".
Come aveva ragione e quanta nostalgia delle belle ore trascorse con lei. Volavano via in un attimo:).

Un abbraccio dalla sua affezionatissima Ilaria.
utente anonimo

#9   17 Marzo 2008 - 20:37
 
Ciao, Ilaria! Che bella sorpresa:).
Tutto bene a scuola?

Anche io ho nostalgia della tua classe (come in genere di tutte le altre in cui ho insegnato). Siete stati dei bravi e simpatici alunni;).

A presto e in bocca al lupo per i tuoi studi:).
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente nereide1

#10   18 Marzo 2008 - 08:58
 
Per Marco, ma anche per tutti.

Come al solito mi dilungo più del necessario, ma ne vale la pena e lo faccio di buon grado per i giovani soprattutto.

Esaminando le opinioni dei vari scienziati, in particolare quella del Prof. Butterworth che conosciamo molto bene e che si è occupato delle capacità matematiche, sembra che ci sia convergenza nel sostenere che questa dipenda molto da fattori esterni, come un buon insegnamento, per esempio. Tuttavia i relativi fattori soggettivi, cioè quelli personali in potenza, sono alla base della possibilità dell'abilità matematica. Ma vi sono altre abilità potenziali che vi concorrono ed è come una grande famiglia, le cui funzioni, di natura genetica alla loro origine, si sviluppano nel cervello. Ed è per questo che quando si nasce è la testa a svilupparsi per prima ed in modo abnorme.
I fratelli e sorelle di "matematica"di questa numerosa famiglia, immaginandoli come esseri viventi, furono catalogate molti anni fa da Gardner, è sono:

1. Intelligenza logico-matematica, abilità implicata nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti, nell'individuare relazioni e principi.



2. Intelligenza linguistica, abilità che si esprime nell'uso del linguaggio e delle parole, nella padronanza dei termini linguistici e nella capacità di adattarli alla natura del compito.



3. Intelligenza spaziale, abilità nel percepire e rappresentare gli oggetti visivi, manipolandoli idealmente, anche in loro assenza.



4. Intelligenza musicale, abilità che si rivela nella composizione e nell'analisi di brani musicali, nonché nella capacità di discriminare con precisione altezza dei suoni, timbri e ritmi.



5. Intelligenza cinestetica, abilità che si rivela nel controllo e nel coordinamento dei movimenti del corpo e nella manipolazione degli oggetti per fini funzionali o espressivi.



6. Intelligenza interpersonale, abilità di interpretare le emozioni, le motivazioni e gli stati d'animo degli altri.



7. Intelligenza intrapersonale, abilità di comprendere le proprie emozioni e di incanalarle in forme socialmente accettabili.

Ora facciamo subentrare il prof. Boncinelli che si dispone a far chiarezza sulle cose genetiche, andandole a sondare per porle allo scoperto. E qui consiglio di leggere l'allegato pdf di questo post, che riguarda appunto il lavoro di questo scienziato su questo tema.
Qui si parla di geni, fra cui quelli che Boncinelli ha chiamato "architetti" che sono i progettisti all'opera quando si nasce, ma il lavoro di generazione fa capo ad una enorme squadra di operatori, ognuno disposto in modo specialistico.
Naturalmente il più importante lavoro di tutti questi viene svolto per dare nelle mani del genio che regola il pensiero, di nome MX-2 (scoperto da Boncinelli), un apparato cerebrale che gli consenta di manifestare tutte le diverse intelligenze in modo integrato. Tutto questo nel migliore dei casi. Tuttavia sulle nascite in questo mondo si presume che esse debbano fare i conti con la globalità delle altre, di qui i condizionamenti di un ente genetico di razza – mettiamo –, ma è lungo l'elenco a riguardo.
Poi si aggiungono a questi enti occulti quelli alla luce del giorno che vediamo proliferare attraverso le manipolazioni genetiche con le discusse clonazioni.
È ancora tutto sotto freno quest'ultima possibilità, ma tutto dipende – secondo me – dalla capacità di resistere dei geni preistorici di predisporre i cervelli dei viventi idonei per compiti diversi. Per significare che anche il mentecatto ha una sua logica nel sistema. È dura da accettare ma è così.
E ritornando alla capacità matematica, fermo restando la pura capacità del senso dei numeri necessaria per vivere, si comprende che alcuni essendo predisposti per altre capacità, questa venga necessariamente penalizzata.

Per concludere, pochi altri commenti per aprire un fondamentale squarcio su un altro argomento oggi assai dibattuto e controverso, quello della domanda fondamentale della bioetica: chi è l’embrione umano? Fin'ora su di lui si sono battuti i filosofi, senza contare il grande apporto del clero cristiano cattolico, per affermare con vigore che l'uomo comincia dall'embrione, mentre gran parte del mondo laico, specie se ateo, nega questa prospettiva e così dar man forte a tutti quei genetisti disposti a esperienze di manipolazioni sui geni e quindi sull'uomo, se fosse riconosciuto tale a tutti gli effetti. In tal caso è delittuosa questa cosa, se non peggio.
Ora, ammettiamo pure che siano vacillanti le ragioni edotte dai filosofi e dai religiosi, non possedendone la certezza se non una concezione etica non suffragata, però, da basi scientifiche, almeno sembra.
Tuttavia è vero anche che per via della scienza matematica e biogenetica, in base a quanto finora discusso, sembra che l'embrione umano sia veramente un soggetto umano a tutti gli effetti. È nell'embrione che si dispone, appunto, l'argomentato "matematico", il gene preistorico di Boncinelli, a fare l'architetto ed il costruttore del corpo umano, aiutato da altri geni specialisti.
Altrimenti su quali basi poggia la convinzione che la "matematica ci appartiene"?
L'embrione umano è dunque il "figlio dell'uomo", la giusta "casa" per l'altro "figlio", quello spirituale-animico.
Gaetano
utente anonimo

#11   19 Marzo 2008 - 09:44
 
Ciao!!! Sono Elisabetta. Questo post del signor Gaetano è davvero molto interessante. Lo ringrazio per averci dedicato a noi di 1^, un post sui geni architetti del Cervello. Spero che ci servirà molto nel nostro futuro da adolescenti!!!
A mercoledì prossimo prof, Elisabetta.
utente anonimo

#12   19 Marzo 2008 - 09:47
 
rivolgiamo un grazie enorme al signor Gaetano per aver pubblicato questo splendido articolo a favore di tutti.
Alessandro C. Filippo D. e Marco Z.
utente anonimo

#13   19 Marzo 2008 - 09:49
 
veramente interessante questo post, speriamo che ritornerà a pubblicare altri post così belli.
Un saluto da Thomas P. Manuel M. Marco Hu

utente anonimo

#14   19 Marzo 2008 - 09:53
 
veramente interessante questo post,speriamo che ritornera a scriverci post così belli.
un saluto da Manuel M. Thomas P.
Marco Hu.
utente anonimo

#15   19 Marzo 2008 - 09:55
 
Salve siamo Marco G. e Filippo M. di 1 A.
Molto interessante questo articolo, un po' difficile ma molto bello e interessante.
Ci è piaciuta soprattutto la biologia molecolare.
Grazie per aver messo a disposizione a noi e quelli che vedranno questo meraviglioso articolo.
Un saluto alla prof. Ruberto e a Gaetano!!!
utente anonimo

#16   19 Marzo 2008 - 09:55
 
Salve a tutti! ^^
Come sempre dobbiamo ringrazire il signor Gaetano per quanta cura e passione dimostra nei confronti dei nostri blog. Naturalmente ringraziamo anche la nostra prof... E' molto interessante scoprire dei geni architetti e di quelli preistorici perchè in qualche modo dimostrano come si è sviluppata la mente umana. Eravamo rimanste anche molto affascinate dal modo in cui i bambini sviluppano la loro età cerebrale partendo dai geni preistorici per poi arrivare a quelli più complessi, cioè quelli architetti. Sulle varie intelligenze sarebbe interessante ampliarle in un post!!

arrivederci e grazie

Letizia R. & Benedetta M. ^^
utente anonimo

#17   19 Marzo 2008 - 09:56
 
Salve, siamo Alessia e Martina e volevamo congratularci per il bellissimo articolo scritto da Gaetano che parla del gene matematico.
utente anonimo

#18   19 Marzo 2008 - 13:28
 
Davvero tantissimi complimenti al signor Gaetano!!! Questo articolo è davvero interessantissimo!!
Ecco alcuni "concetti" che mi è piaciuto apprendere:

"ogni essere umano nasce col senso dei numeri grazie al cosiddetto gene della matematica"

Che bellezza scoprire che gli esseri umani sono predisposti alla matematica! ^^

"Numerosi esperimenti mostrano che scimpanzé, ratti, leoni e colombi, per esempio, posseggono la capacità di confrontare il numero di oggetti di insiemi diversi; il che comporta un evidente vantaggio ai fini della sopravvivenza.

La possibilità di argomentare matematicamente è invece una prerogativa esclusivamente umana"

Dato che questa capacità la possiede solo l'uomo, sarebbe bello che tutti la usassimo in modo migliore!

"I geni che formano la testa cominciano a funzionare quando ancora l’embrione “non sa” dove avrà la testa e dove i piedi. In questa fase, la porzione dell‘embrione che diventerà la testa è smisuratamente grande rispetto al resto, come se la natura si sia voluta concentrare sulla parte più nobile di un individuo, lasciando perdere temporaneamente il resto"

La natura è proprio straordinaria!!!

Ci sarebbero molti altri concetti che inserirei qui, ma a quel punto mi dilungherei troppo...
insomma questo articolo mi è piaciuto davvero molto e, come ha soddisfatto la mia curiosità, spero soddisfi anche quella di molti altri!
Ancora complimenti al signor Gaetano!!

Ciao!!!

Miriam A.
utente anonimo

#19   19 Marzo 2008 - 15:22
 
Questa volta è stata un'ovazione che mi ha riempito di gioia, ma anche le volte precedenti è stato così. Ma ora mi è sembrato diverso riscontrando che l'argomento sui geni si è dimostrato coinvolgente in modo speciale.
Questa volta è lungo l'elenco di tutti voi per nominarvi uno per uno per ringraziarvi ed elogiarvi. Fate conto che l'abbia fatto. Ma permettetemi di fare un particolare elogio Miriam A. che ha riassunto molto bene le cose che ho detto.
Infine non manco di ringraziare come le altre volte, ed insieme a tutti voi, la cara prof. Annarita che ha pubblicato il mio articolo.
A presto, dunque, con altre cose per stuzzicare il vostro interesse e curiosità.
Vostro Gaetano
utente anonimo

#20   19 Marzo 2008 - 15:33
 
Caro Gaetano, sono io a ringraziare te per i preziosi e stimolanti contributi che sai offrirci. I miei ragazzi sono veramente in gamba e stanno dimostrando di essere molto maturi per la loro età.

Anch'io lodo in particolare, Miriam, che ha saputo riassumere efficacemente alcuni concetti nodali.

Bravi ragazzi e a presto Gaetano:)
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#21   21 Marzo 2008 - 08:28
 
Grazie di cuore sia a te, cara Annarita, che al professor Gaetano per l'articolo in questione, per le precisazioni, i riferimenti e per i forbiti e chiari commenti ad integrazione del post medesimo. Grazie da un allievo attempato ma con la curiosità di un bambino.
Enzo
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#22   21 Marzo 2008 - 14:36
 
Caro Enzo, la via della conoscenza è senza fine perché appartiene all’essere umano e alla sua tensione naturale verso ciò che è ignoto.
Questo articolo sui geni architetti del cervello, insieme agli altri sull’intelligenza matematica, fanno il punto su alcune questioni, che vorrei precisare di seguito e che sono ancora aperte.
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1. Howard Gardner, psicologo americano, docente di Cognitivismo e Pedagogia alla Facoltà di Scienze dell'Educazione all'Università di Harvard, dove è anche professore associato di Psicologia, professore associato di Neurologia alla Facoltà di Medicina all'Università di Boston e co-direttore del Progetto Zero ad Harvard, ha pubblicato nel 1983 un libro rivoluzionario "Frames of mind".

In esso, Gardner, sulla base dei suoi studi empirici condotti su migliaia di individui, rileva i limiti di una concezione dell’intelligenza ridotta a quella che si misura con i test e considera l’esistenza di diverse competenze intellettuali o “intelligenze umane” che possono combinarsi in vario modo in ogni individuo e il cui sviluppo è influenzato dai diversi contesti culturali, i quali tendono generalmente a privilegiare un determinato tipo di intelligenza a scapito degli altri. Da ciò deriva la necessità, secondo Gardner, di individuare strategie educative per promuovere lo sviluppo delle differenti potenzialità cognitive negli individui.

Il punto di partenza della sua teoria è la convinzione che sia errato ritenere che ci sia qualcosa chiamata “intelligenza”, intesa come un monolite immutabile che possa essere obiettivamente misurata e ricondotta ad un singolo numero, ovvero ad un punteggio “IQ”. Secondo Gardner, ogni persona è dotata di almeno sette intelligenze (ultimamente è stata introdotta una ottava intelligenza, quella naturalistica, e si parla anche di una nona quella esistenziale) ovvero, è intelligente in almeno sette modi diversi. Ciò significa che alcuni di noi possiedono livelli molto alti in tutte o quasi tutte le intelligenze, mentre altri hanno sviluppato in modo più evidente solo alcune di esse. Tuttavia è importante sapere che ognuno può sviluppare tutte le diverse intelligenze fino a raggiungere soddisfacenti livelli di competenza. Gardner sostiene pertanto che tutti possiamo sviluppare le nostre diverse intelligenze se siamo messi nelle condizioni appropriate di incoraggiamento, arricchimento e istruzione. Inoltre le intelligenze sono strettamente connesse tra di loro e interagiscono in modo molto complesso.

Le intelligenze multiple di Gardner sono intese come veri potenziali biologici, distribuiti in maniera differente nei diversi individui, ma che possono essere adeguatamente sviluppati.
Come scritto da Gaetano, l’intelligenza logico-matematica sarebbe uno di questi potenziali biologici. Qui entrano in ballo i geni del prof. Boncinelli e i module numbers del prof. Butterworth e anche il gene della matematica di Keith. Questi studi marciano verso direzioni, a mio avviso convergenti, e mi auguro che arrivino ad un compendio auto- consistente.

In questa panoramica di ampio respiro, includerei la teoria dell’intelligenza modificabile del grande vecchio, lo psicologo-pedagogista Reuven Feuerstein, descritta nel suo libro “"Non accettarmi come sono”.

Secondo Feuerstein, il cervello non è marmo duro sul quale incidere nozioni immodificabili, ma creta morbida continuamente plasmata. In ogni momento e ad ogni età. Il metodo PAS, messo a punto da questo studioso, è oggi un metodo diffuso in molti paesi del mondo per il potenziamento dell’intelligenza.

Riporto alcuni passaggi del suo libro, che a mio avviso sono significativi:

Feuerstein sostiene "che l'intelligenza non è un bagaglio genetico che non può essere mutato, un dato irreversibile con cui si nasce, come il colore degli occhi. All'opposto, è una capacità dinamica che si sviluppa, cambia, e, con interventi opportuni, può migliorare e crescere. Insomma si può insegnare."
"Non si nasce intelligenti. Letteralmente lo si diventa. L'intelligenza continua a crescere ben oltre il momento della nascita ed è possibile potenziarla, svilupparla, rafforzarla allo stesso modo in cui si potenziano, sviluppano e rafforzano i muscoli".
"Il test di intelligenza ti dice se stai andando a 40 o 100 Km l'ora, ma non svela niente del tuo motore, cioè del cervello e delle sue reali possibilità".
"Se Einstein fosse stato sottoposto a un test di intelligenza quando era piccolo, sarebbe stato considerato stupido: fino a 4 anni non aveva pronunciato una parola e, alle elementari, i suoi voti non erano certo brillanti".
"Quando nostro figlio è in difficoltà, di fronte ad una nuova situazione, se deve apprendere un nuovo compito, reprimiamo il nostro primo impulso a intervenire a a risolvere il problema per lui. Consideriamola invece una preziosa opportunità per fargli apprendere nuove abilità."
"La nostra esperienza ci dimostra che ogni persona, quali che siano la sua età, il suo handicap e la gravità del problema, è capace di modificarsi."
"Portare i bambini a riflettere sui meccanismi che hanno utilizzato per arrivare ad una decisione. Questo lavoro è di grande importanza se vogliamo trasformare un risultato, che spesso è frutto di uno sforzo occasionale, in uno strumento di analisi della realtà, applicabile in qualsiasi situazione".

La teoria di Feuerstein e il suo metodo di arricchimento strumentale dell’intelligenza hanno registrato successi incredibili in presenza di handicap intellettivi anche gravi.

La sua teoria sembrerebbe in contrasto con le teorie precedentemente riportate. In realtà, non lo sono affatto…ma qui ci vorrebbe un altro post.

Come vedi, caro Gaetano, questa volta mi sono dilungata più di te;)

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#23   21 Marzo 2008 - 18:02
 
Però ci voleva Annarita! Chi più di una docente alle prese con i suoi allievi, per giunta molto giovani, può dire la sua! Disponi di un laboratorio, la scuola, ed è quanto di meglio per avanzare nella ricerca per la tematica di questo post. Dal canto mio, per quel dilettante che sono, mi lusinga aver avuto il modo di introdurre l'argomento sui geni e costatare che è piaciuto molto ai tanti ragazzi. È stato bello vederli alternarsi a dire le loro opinioni.

A Enzo, che saluto e ringrazio:
mi farà piacere se mi chiami solo Gaetano, il resto mi è estraneo. Però mi sarebbe piaciuto insegnare.

Buona Pasqua a tutti.
utente anonimo

#24   24 Marzo 2008 - 14:34
 
Caro, gentile Gaetano, devo ammettere, nonostante non sia stato neppure uno studente appena sufficiente, che avrei tanto voluto, anch'io, insegnare perchè ritengo questo lavoro basilare, creativo e di grande soddisfazione. Mi scuso per aver usato un termine improprio che non ti appartiene anche se avrei molto da obiettare a proposito considerando la precisazione-delucidazione di Annarita sulle differenze tra chi si definisce, spesso a torto, un dilettante ed un, a volte preteso luminare. Ma la questione non è poi così importante e la sto trattando con l'unico scopo di conoscerci meglio. Ti ringrazio tanto di cuore per quello che proponi, non tanto per me, quanto per tutti i ragazzi che seguono il blog di Annarita che, tra i tanti meriti, ha anche quello di ospitarti, di quando in quando, per la gioia di chi segue e vuole meglio capire ed approfondire. Ritengo il vostro impegno degno di attenzione
sia per i contenuti che per la delicatezza e sobrietà con le quali vi
presentate che tanto hanno colpito la mia voglia di conoscenza e tanto hanno soddisfatto la mia sensibilità. Grazie.
Enzo.
p.s. i complimenti sono usciti spontanei proprio per la mia ottusa ed ostinata voglia di gratificare tutto l'impegno profuso per i vostri potenziali lettori che suscita la mia incondizionata ammirazione e, spero, amicizia considerato che sarò vostro attento lettore fin tanto che durerà la mia improvvisata e casuale esperienza di splinder che tanto mi arricchisce.

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#25   24 Marzo 2008 - 19:03
 
Caro, Enzo, tu occupi un posto particolare nella mia considerazione e hai la mia amicizia sincera, sentimenti che nutro già da tempo per Gaetano.

Vi ho conosciuti entrambi in rete e non finirò mai di ringraziare la dea bendata che mi ha offerto l'opportunità di conoscere belle e sensibili persone come voi.

Per quanto riguarda Gaetano, il contributo che offre a questo blog e al suo seguito è impagabile e non finirò mai di ringraziarlo per questo...
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